Rischio biologico e legionella – Obblighi e aspetti tecnici

Dlgs 81/2008 e valutazione del rischio biologico – Obblighi

Ai sensi dell’art. 271 del dLgs 71/2008, il datore di lavoro è obbligato, nell’ambito del processo di valutazione dei rischi, a valutare anche i rischi legati agli agenti biologici.

rischio biologico - batteri - legionella - coliformi

Esempi di batteri: Escherichia coli

Ai sensi dell’articolo 267 di intende per:

a) agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni;
b) microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico;
c) coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari.

Quindi quando deve essere valutato il rischio biologico?

Sempre.

Nell’ambito del processo di valutazione dei rischi, anche il rischio biologico deve essere preso in considerazione. Si ricorda peraltro che un rischio “generale” di esposizione ad agenti biologici è presente in tutte le “collettività” e può essere legato ad esempio alla pulizia dei locali, degli spogliatoi, dei servizi igienici, delle docce, alla disinfezione di dispositivi di protezione usati da più persone, …).

Il grado e le modalità di approfondimento della valutazione, quindi la necessità di mettere in campo misure specifiche, potrà invece variare in relazione alla situazione specifica.

Classificazione degli agenti biologici

Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione:

  • a) agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  • b) agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • c) agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • d) agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Esempi:

  • Saccharomyces cerevisiae [lievito di birra] – Gruppo 1
  • Legionella pneumophila – Gruppo 2
  • Salmonella typhi, HIV – Gruppo 3
  • Virus Ebola, Virus della fbbre emorragica – Gruppo 4

Legionella pneumoniae: che cos’è?

Patologia

Legionella è un batterio (una famiglia di batteri) presenti negli ambienti acquatici naturali e artificiali: acque sorgive, comprese quelle termali, fiumi, laghi, fanghi, ecc…

“Legionellosi” o “Malattia del legionario” è la patologia che ne deriva che sostanzialmente si manifesta in forma di polmonite con tasso di mortalità variabile tra 10-15%. La specie più frequentemente coinvolta in casi umani è Legionella pneumophila. Alcuni sintomi sono febbre, tosse, insufficienza respiratoria, cefalea, possibili complicanze extrapolmonari.

Trasmissione

La trasmissione della malattia avviene in genere per via respiratoria mediante inalazione di aerosol (goccioline d’acqua), oppure di particelle contaminate essicate.
Più le goccioline di aerosol o nebbia sono di piccole dimensioni più sono pericolose: gocce di diametro inferiore a 5μ arrivano più facilmente alle vie respiratorie più profonde.

Quando si può presentare il rischio?

Nel seguito sono riportati alcuni esempi di situazioni di rischio.

La maggior parte dei primi casi di legionellosi documentati sono stati attribuiti a particelle di acqua aerodisperse, contenenti batteri provenienti da torri di raffreddamento o condensatori evaporativi o unità di trattamento d’aria (UTA) impianti di acqua potabile, apparecchi sanitari, fontane, ecc.

Quali condizioni possono favorire lo sviluppo del batterio?

Naturalmente deve essere effettuata una valutazione caso per caso. In generale alcuni dei fattori che possono incrementare il rischio sono i seguenti:

  • presenza o utilizzo di acqua;
  • ristagno di acqua;
  • temperature (specie se comprese indicativamente tra 25 e 45 °C);
  • nebulizzazione di acqua;
  • presenza di biofilm adeso alle superfici;
  • presenza di inctrostazioni;
  • ecc.

Attività metalmeccanica

L’attività metalmeccanica o manufatturiera in genere è esente da rischio? Assolutamente no.

Nelle attività metalmeccaniche in particolare, la presenza di agenti biologici non è sempre trascurabile, alcuni esempi sono:

  • il rischio legato al tetano (Clostridium tetani) – legato alle possibili punture o ferite
  • il rischio legato all’impiego e alla possibile contaminazione dei fluidi lubrorefrigeranti (oli minerali – emulsioni oleose) da parte di batteri e/o funghi, che può essere amplificato dalla presenza di sostanza organica (oli) all’interno dell’emulsione oleosa; può essere legato ad un assente o inadeguato trattamento dei liquidi (sostituzione, filtrazione, additivazione con sostanze battericide), all’assenza o inefficienza di strutture di contenimento sulle macchine o alla necessità di contatto diretto con i pezzi (magari senza protezione adeguata). Spesso peraltro ci si limita a rinnovare totalmente il fluido in uso, fare periodicamente dei rabbocchi, senza verificare la carica batterica presente, né correggere la contaminazione con appositi prodotti antimicrobici. Questa situazione favorisce lo sviluppo di batteri e/o funghi, che si moltiplicano progressivamente con l’invecchiamento dei liquidi lubrorefrigeranti”.

Che cosa fare?

Gli interventi richiesti partono inevitabilmente da una adeguata valutazione.

Una volta individuate le fonti di pericolo e valutati i rischi in relazione al caso in specie (attenzione: la valutazione deve essere documentata) possono essere pianificati ulteriori approfondimenti anche analitici per poi arrivare a definire un piano di prevenzione e protezione adeguato.

Gli interventi previstio possono essere riconducibili, a titol oesemplificativo, a:

  • controllo e monitoraggio periodico;
  • prevenzione dello sviluppo di batteri mediante sanificazione e dosaggio di prodotti specifici;
  • manutenzione periodica orientata a limitare le fonti di proliferazione;
  • disinfezione periodica mediante trattamenti intensi (es. iperclorazione o shock termico) con verifica di efficacia;
  • ecc.

 

-> Vedi anche: http://www.ambientesicurezzanews.it/sicurezza/rischi-biologici-legionella.php

Fonti:

  • INAIL, Un percorso formativo sulla prevenzione dei fattori di rischio tipici del settore metalmeccanico
  • DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 12 GIUGNO 2017, N. 828 – Approvazione delle Linee guida regionali per la sorveglianza e il controllo della Legionellosi
  • Puntosicuro.it

[A cura di: Dott. Matteo Melli – Syrios Srl]



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