Campi magnetici statici: rischi e obblighi

Il progresso tecnologico verificatosi negli ultimi decenni, dal settore delle telecomunicazioni a quello della distribuzione dell’energia elettrica, passando attraverso gli apparecchi e le attrezzature elettriche con le quali abbiamo a che fare nella vita di tutti giorni, sia in ambiente lavorativo che domestico, ha comportato un notevole incremento della popolazione potenzialmente esposta a campi elettromagnetici e ha generato nell’opinione pubblica una preoccupazione via via crescente relativamente al rischio elettromagnetico.

I campi elettromagnetici (CEM), a seconda della tipologia di corrente dalla quale hanno origine, possono essere suddivisi in:

  • CEM statici: generati da corrente continua, sono quelli che non variano nel tempo;
  • CEM variabili: generati da corrente alternata, possono variare nel tempo.

Con il presente articolo vogliamo porre l’attenzione sulla prima tipologia di campi elettromagnetici.

I campi magnetici statici

Da un punto di vista scientifico, i CEM statici hanno una frequenza pari a 0 Hz mentre, ai fini delle direttive comunitarie, sono considerati come CEM statici tutti i campi aventi una frequenza tra 0 e 1 Hz.

I campi statici possono essere presenti naturalmente in atmosfera, ad esempio sotto le nuvole temporalesche. Il nostro pianeta genera un campo statico, chiamato campo magnetico terrestre.

A livello artificiale, i CEM statici sono generati da tutti quei processi industriali e mezzi di trasporto che sfruttano la corrente continua. La corrente continua è una corrente elettrica che scorre in un’unica direzione. In tutti gli apparecchi funzionanti a batteria, la corrente elettrica scorre dalla batteria all’apparecchio e poi torna indietro. Questo “movimento” genera un campo elettromagnetico statico.

I CEM statici possono essere sfruttati anche in ambito medico, nelle indagini diagnostiche con risonanza magnetica.

Campi statici possono essere generati anche da magneti per il sollevamento, magnetizzatori utilizzati nell’industria dei motori elettrici, e via dicendo.

I campi magnetici statici, così come i campi magnetici a frequenza inferiore a 100 kHz, sono difficili da schermare. Una possibile schermatura efficace può essere ottenuta per mezzo di leghe metalliche speciali come il mu-metal (una lega contenente l’80% di nichel, il 14,5% di ferro, il 5% di molibdeno e tracce di silicio e rame).

Quali effetti possono provocare?

Per quanto riguarda la salute dell’uomo, come riportato nelle “Linee Guida ICNIRP – 2009”, i campi statici sono in grado di provocare alterazioni del ritmo cardiaco ed effetti sul flusso del sangue per esposizioni superiori a 8 T (Tesla). Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione a campi magnetici statici superiori a 2-3 T può provocare vertigini, nausea, gusto metallico e fosfeni magnetici. I campi statici possono, inoltre, provocare interferenze con dispositivi medici impiantabili attivi, quali stimolatori cardiaci.

Ad oggi la cancerogenicità dei campi elettrici e magnetici statici non è classificabile poiché gli studi e i dati epidemiologici finora condotti non sono sufficienti per trarre delle conclusioni a riguardo di effetti cronici o ritardati.

Per quanto riguarda la sicurezza, invece, i campi magnetici statici possono provocare la propulsione di oggetti ferromagnetici non fissi.

Limiti

Quali limiti per i lavoratori?

Pe gli effetti diretti, la “Linea Guida ICNIRP – 2009” raccomanda che l’esposizione professionale della testa e del tronco non superi, come valore di picco, un’induzione magnetica di 2 T.  Tale valore può essere superato, fino ad un massimo di 8 T, solamente se l’ambiente lavorativo è controllato e se vengono messe in atto idonee procedure di lavoro che tengano sotto controllo gli effetti indotti dal movimento. Tali limiti vengono riportati nella tabella A1 dellallegato XXXVI – parte II del D.lgs. 81/2008.

Tali limiti sono fissati per evitare vertigini e altri effetti legati alla percezione.

Per gli effetti indiretti, invece, i valori di azione (VA) vengono definiti dalla tabella B4 dello stesso allegato:

Quali limiti per la popolazione?

Sulla base delle conoscenze scientifiche relative agli effetti diretti sull’uomo, la “Linea Guida ICNIRP – 2009” raccomanda che l’esposizione acuta del pubblico in generale non dovrebbe superare i 400 mT in qualunque parte del corpo. Tuttavia, per evitare esposizioni pericolose per persone aventi dispositivi mediti impiantati, protesi metalliche, ecc., la linea guida raccomanda un limite molto più restrittivo, ad esempio 0,5 mT. La “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della Direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici” della Commissione Europea specifica che, per limitare l’interferenza con dispositivi medici impiantati attivi DMIA, il livello d’azione deve essere posto pari a 0,5 mT, in linea con la tabella B4 menzionata in precedenza.

La raccomandazione 1999/519/CE (una raccomandazione del Consiglio Europeo che stabilisce limiti da rispettare in caso di esposizione della popolazione) non stabilisce limitazioni quantitative per quanto riguarda i campi elettrici statici, tuttavia consiglia di evitare il contatto con cariche elettriche superficiali e scariche distruttive che possono causare stress o disturbo. Per quanto riguarda i campi magnetici statici, invece, la raccomandazione stabilisce un limite di base pari a 40 mT per la densità di flusso magnetico e un livello di riferimento pari a 32000 A/m per quanto riguarda l’intensità del campo.

[a cura di: Ing. Davide Marcheselli, Dott. Matteo Melli – Syrios Srl]

Vedi anche: misura dei campi statici

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