Muletto e carica delle batterie – CEM e ATEX

La carica delle batterie di un carrello elevatore potrebbe non essere “innocua”. Non lo sapevi? Dai una occhiata a queste note.

Tra le attrezzature utilizzate ormai abitualmente nella maggior parte delle aziende italiane troviamo senza ombra di dubbio il transpallet e il carrello elevatore (o muletto). Tali attrezzature, infatti, vengono utilizzate per la movimentazione ed il sollevamento di materiale non solo all’interno dei magazzini di logistica ma anche nelle piccole realtà aziendali, ad es. per il carico e lo scarico di merci dai mezzi di trasporto.

I carrelli elevatori elettrici stanno ormai soppiantando quelli più datati alimentati a combustibile, sia per contenere i consumi di carburante di origine fossile, sia per ridurre le emissioni di gas di scarico, in particolare negli ambienti di lavoro chiusi. Parallelamente, anche i transpallet elettrici stanno via via sostituendo quelli tradizionali “manuali”, grazie ai minori sforzi fisici richiesti al lavoratore durante il suo utilizzo.

Sia i transpallet che i carrelli elevatori elettrici, per poter funzionare, necessitano di un periodo di pausa che consenta loro di recuperare le forze. In particolare, durante questa sosta, assume particolare importanza il caricabatterie, che consente alle batterie delle attrezzature di ricaricarsi. Durante la fase di ricarica si nascondono però due pericoli “invisibili” e spesso sconosciuti alla maggior parte dei lavoratori: le atmosfere esplosive e i campi elettromagnetici.

Caricabatterie e atmosfere esplosive

Le batterie più diffuse per i carrelli elevatori e transpallet elettrici sono quelle al nichel-cadmio e al piombo. All’interno delle batterie al nichel-cadmio scorre un elettrolita costituito da una soluzione acquosa di idrossido di potassio (20-34% in termini di peso) e gli elettroliti sono costituiti da idrato di nichel e cadmio spugnoso. L’elettrolita delle batterie al piombo, invece, è costituito da una soluzione di acido solforico e gli elettrodi sono in piombo e in biossido di piombo.

In genere, per entrambi i tipi di batterie, nella fase finale della carica o quando la carica avviene troppo rapidamente, si può verificare l’elettrolisi dell’acqua presente nell’elettrolita. In altre parole, si verifica la dissociazione della molecola d’acqua in idrogeno e ossigeno. L’idrogeno è un gas che, miscelato con l’aria, può dar vita ad un’atmosfera esplosiva. In particolare, l’idrogeno può provocare un’atmosfera esplosiva quando la sua concentrazione in aria è compresa tra il 4 e il 75%. La quantità di idrogeno emessa può variare in funzione di:

  • tipologia di cella (piombo, nichel-cadmio);
  • profilo di ricarica;
  • fase di ricarica;
  • tecnologia costruttiva della batteria (regolata a valvole o a vaso aperto).

La massima emissione di idrogeno si verifica quando la batteria è completamente carica in quanto l’energia fornita dal caricabatterie determina esclusivamente l’elettrolisi dell’acqua.

L’idrogeno, essendo più leggero dell’aria, è un gas che tende ad andare verso l’alto. Pertanto, se la ricarica viene effettuata all’interno di un ambiente chiuso (ad es. capannone industriale, magazzino, ecc.), l’idrogeno può accumularsi nella parte alta dello stesso. Ciò significa che, in assenza di un’adeguata ventilazione, può formarsi un’atmosfera esplosiva.

Caricabatterie e campi elettromagnetici

Un campo elettromagnetico si genera ogni qualvolta siano presenti delle cariche elettriche in movimento. Come per tutte le apparecchiature elettriche, anche all’interno dei caricabatterie si verifica un passaggio di cariche, così come all’interno della batteria sottoposta a ricarica. Pertanto, la fase di ricarica di una batteria può provocare l’emissione di un campo elettromagnetico. Generalmente, i valori di emissione risultano essere elevati nelle immediate vicinanze del caricabatterie, mentre tendono a diminuire progressivamente man mano che aumenta la distanza dallo stesso. Tuttavia, parlando dei carrelli elevatori, bisogna considerare che la batteria è posizionata al di sotto del sedile del mezzo. L’operatore si trova, di fatto, seduto sopra il pacco batterie, che, come abbiamo visto, può a sua volta emettere dei CEM.

Per individuare se si configura un rischio reale per il lavoratore occorre capire se lo stesso possa essere identificato come “lavoratore particolarmente a rischio”. Appartengono a questa categoria:

  • portatori di dispositivi medici impiantati attivi (ad es. pacemaker);
  • portatori di dispositivi medici impiantati passivi;
  • donne in gravidanza;
  • portatori di corpi metallici nelle orecchie o impianti per l’udito;
  • soggetti aventi schegge o frammenti metallici nel corpo.

Di norma, il costruttore di apparecchiature elettriche quali caricabatterie e carrello elevatore, valuta che per lavoratori “sani” non siano presenti rischi legati all’emissione di CEM. Però, nel caso in cui un lavoratore particolarmente a rischio utilizzi un carrello elevatore o si avvicini eccessivamente ad un caricabatterie, si può verificare una compromissione del funzionamento di eventuali dispositivi medicali, quali pacemaker o apparecchio acustico. Tale compromissione può sfociare in anomalie funzionali del dispositivo medico, con conseguenze molto gravi per il lavoratore in questione.

Sono obbligato a valutare i rischi?

L’art. 17 del D.lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, di conseguenza si evince che anche il rischio legato alle atmosfere esplosive e all’emissione di campi elettromagnetici debba essere opportunamente valutato.

Rischi legati ad atmosfere esplosive

Concentrandoci sulle atmosfere esplosive, gli articoli 289 e 290 del D.lgs. 81/08 obbligano il datore di lavoro a valutare i rischi specifici derivanti dalle atmosfere esplosive, al fine di adottare le misure tecniche ed organizzative adeguate per prevenire (o ridurre al minimo) il rischio.

Per quanto riguarda le atmosfere esplosive che si possono formare durante la fase di ricarica delle batterie, la valutazione del rischio deve essere effettuata in conformità alla norma CEI EN 62485-3. Tale norma, basandosi su alcuni elementi specifici del caricabatterie (quali numero di elementi della batteria, corrente in uscita dal caricabatterie, ecc.), consente di calcolare la superficie minima delle aperture del locale in cui si effettua la ricarica, in modo da avere una sufficiente ventilazione naturale.

Una volta effettuato il calcolo, quindi, si deve verificare che nei locali di ricarica le aperture abbiano una superficie complessiva superiore alla minima calcolata, al netto di eventuali ostruzioni (ad es. griglie). Le aperture dovranno essere su pareti opposte oppure, in alternativa, sulla stessa parete ma distanti almeno 2 metri in modo da garantire un’adeguata ventilazione.

In caso contrario è necessario ottenere la ventilazione in maniera forzata, ad es. attraverso torrini di estrazione adeguatamente dimensionati.

Rischi legati a campi elettromagnetici

Per quanto riguarda i campi elettromagnetici, l’art.181 del D.lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi per i lavoratori derivanti dai campi elettromagnetici sul luogo di lavoro e a misurare, quando necessario, i livelli dei CEM ai quali sono esposti i lavoratori.

Alla luce di quanto detto in precedenza, quindi, risulta fondamentale valutare adeguatamente il rischio CEM in relazione ad eventuali lavoratori particolarmente a rischio, anche attraverso un’apposita indagine strumentale.

Non solo, ma l’Unione Europea ha pubblicato nel 2014 una guida, denominata “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE”, all’interno della quale si ritiene che una valutazione specifica dei rischi legati a CEM sia necessaria in presenza di caricabatterie industriali, nel caso in cui in azienda siano presenti lavoratori con dispositivi medici impiantati attivi.

Pertanto, in tutte le aziende in cui è previsto l’impiego del carrello elevatore da parte di un lavoratore con dispositivo medico impiantato attivo, è necessario effettuare un’attenta valutazione di dettaglio del mezzo utilizzato, mediante rilievi dedicati. In attesa dell’esecuzione dei rilievi, si consiglia di vietare l’utilizzo del carrello da parte di detti lavoratori.

[A cura di: Ing. Davide Marcheselli – Syrios Srl]

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