Cellulare e CEM: valutazione dei rischi

L’utilizzo dei telefoni cellulari si è enormemente diffuso negli ultimi 20 anni, sia in termini di numero di persone sia di fasce di età coinvolte. Contemporaneamente, è aumentata molto l’attenzione e, soprattutto, la preoccupazione dell’opinione pubblica relativamente ai possibili effetti sulla salute dovuti all’utilizzo del cellulare.

Cellulare campi elettromagnetici

Nel mese di aprile del 2015 due tribunali italiani hanno riconosciuto un nesso con il neurinoma del nervo acustico di due pazienti esposti ai campi elettromagnetici derivanti dal cellulare per molti anni e in condizioni particolari: cellulari di vecchia generazione e uso molto intenso. Situazioni quindi particolari e ritenute da non interpretare come a sostegno di un criterio “generale” di valutazione.

La situazione di utilizzo intenso del cellulare può però verificarsi spesso, in particolare in relazione all’attività lavorativa. Che cosa fare quindi?

Campi elettromagnetici: un nemico invisibile e silenzioso

Il D.lgs. 81/2008 si occupa dei campi elettromagnetici al Titolo VIII – Capo IV. In particolare, l’art. 207 del D.lgs. 81/2008 definisce, come campi elettromagnetici, i “campi elettrici, statici, campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo con frequenze sino a 300 GHz”. A differenza degli altri agenti fisici trattati dal Testo Unico della Sicurezza (rumore, vibrazioni e radiazioni ottiche artificiali), i campi elettromagnetici (CEM) risultano essere particolarmente insidiosi poiché non si vedono e non si sentono.

I telefoni cellulari rappresentano sorgenti di campi elettromagnetici a radiofrequenza e, pertanto, costituiscono una fonte di pericolo. Infatti, nel maggio 2011, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i CEM a radiofrequenza come agenti possibilmente cancerogeni, inserendoli nel categoria 2B. Generalmente tale categoria viene utilizzata per quegli agenti che hanno una limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo e un’evidenza meno che sufficiente di cancerogenicità negli animali da esperimento.

I CEM a radiofrequenza (tra i quali quelli emessi dai telefoni cellulari) sono quindi stati classificati come possibili cancerogeni sulla base di una limitata evidenza dell’incremento dell’insorgenza di un tumore del sistema nervoso della testa, il glioma, e di un neurinoma del nervo acustico, un tumore benigno in grado di provocare problemi di equilibrio nonché perdita dell’udito. In particolare, utilizzare i telefoni cellulari per le chiamate senza dispositivi (viva voce o auricolari) espone maggiormente a CEM rispetto agli altri utilizzi, quali invio messaggi, navigazione internet, ecc.).

Inoltre i telefoni cellulari sono possono provocare degli effetti indiretti, quali interferenze con alcuni dispositivi medici impiantati attivi, come il pacemaker.

Pur non essendo ancora stato dimostrato con certezza il nesso causale tra l’insorgenza di patologie e tumori e l’utilizzo dei telefoni cellulari (è un tema ancora oggi molto discusso dalla comunità scientifica, la quale concorda sul fatto che siano necessari ulteriori studi), un effetto ben noto è il riscaldamento dei tessuti nella zona di esposizione. Generalmente chi utilizza un telefono cellulare per una chiamata tiene il dispositivo vicino all’orecchio a lato della testa e, pertanto, espone al riscaldamento i tessuti della zona cranica. Per questa ragione la maggior parte di patologie associabili ai cellulari sono di tipo intracranico.

Si deve anche tener presente che una parte dell’energia emessa dal telefono può essere assorbita dalla testa dell’utilizzatore. È stato fissato un limite sulla quantità massima di energia elettromagnetica che può essere assorbita dalla testa nel corso di una telefonata. Tale limite, chiamato SAR (tasso di assorbimento specifico), è posto pari a 2 W/kg

Attenzione: a parità di energia emessa si deve tener presente che, a causa della diversa conformazione dei tessuti del cranio, i bambini risultano essere maggiormente sensibili all’esposizione a CEM. Alcuni studi hanno dimostrato che l’assorbimento energetico a livello della testa di un bambino può essere addirittura superiore del 153% rispetto a quello di un adulto. Informazione importante da considerare, non certo in relazione all’esposizione in ambito lavorativo, bensì in relazione alla frequente abitudine degli adulti di concedere in uso il telefono a bambini e ragazzi anche per tempi prolungati. Si veda in questo senso questo articolo di approfondimento.

In che modo limitare l’esposizione?

Il modo più efficace per limitare l’esposizione a CEM generati dai telefoni cellulari è attraverso la distanza. L’intensità di un campo elettromagnetico, infatti, decade rapidamente all’aumentare della distanza dalla sorgente. È sufficiente mantenere una distanza di circa 30 cm dal cellulare per ottenere una riduzione dell’80-90% dell’intensità di esposizione. Pertanto, effettuando le chiamate utilizzando il sistema viva-voce oppure gli auricolari consente di ridurre notevolmente l’esposizione.

Anche la copertura telefonica gioca un ruolo estremamente importante. Infatti, la potenza emessa da un cellulare diminuisce all’aumentare della copertura telefonica. Effettuare chiamate in zone con “poco campo” determina una maggiore emissione di potenza e, di conseguenza, una maggior esposizione a campi elettromagnetici. Allo stesso modo, effettuare chiamate mentre si è in movimento (ad es. in auto o su un treno) può risultare pericoloso. Infatti il cellulare in movimento, emette mediamente più radiazioni dovendo “saltare” continuamente da una cella telefonica ad un’altra.

Non solo, anche la modalità di chiamata influenza notevolmente l’esposizione. Effettuare chiamate in modalità 3G pare esponga ad un livello di radiazioni fino a cento volte inferiore rispetto alla modalità 2G.

Cosa deve fare il datore di lavoro?

Per alcune mansioni il cellulare è diventato un vero e proprio strumento di lavoro e, in quanto tale, deve essere preso in considerazione nell’ambito della valutazione dei rischi. Il datore di lavoro, come stabilito dall’art. 209 del D.lgs. 81/2008, ha l’obbligo di valutare il rischio di esposizione a campi elettromagnetici, fornendo, se necessarie, idonee misure di prevenzione e protezione e un’adeguata formazione dei lavoratori esposti.

In alcuni casi, i telefoni cellulari possono essere considerati come una “sorgente giustificata”, ovvero come una sorgente che non comporta apprezzabili rischi per la salute. In particolare, il cellulare può rientrare in questa categoria se:

  • viene utilizzato secondo le indicazioni del costruttore;
  • viene verificato sul libretto di uso e manutenzione la conformità allo standard armonizzato di prodotto (CEI EN 50360).

Detto questo, cosa deve fare il datore di lavoro per tutelare i propri lavoratori?

Innanzitutto deve verificare sul libretto di uso e manutenzione del cellulare che il valore massimo di SAR alla testa sia inferiore al limite di 2 W/kg.  Tale valutazione è bene che venga fatta anche in fase di acquisto del telefono.

Dopodiché deve procedere ad informare e formare il lavoratore sul corretto utilizzo e sui rischi specifici derivanti dall’utilizzo del cellulare.

Una buona idea sarebbe quella di consegnare ai lavoratori che fanno un utilizzo intenso del telefono una procedura sulle corrette modalità d’uso e fornire agli stessi idonei auricolari. Tale procedura può contenere le seguenti indicazioni:

  • utilizzare l’auricolare o il viva-voce in modo da allontanare il cellulare dalla testa;
  • preferire l’utilizzo del telefono fisso a quello del cellulare;
  • se non è possibile utilizzare il telefono fisso, l’auricolare o il viva-voce, effettuare chiamate di durata limitata, preferibilmente inferiore ai 5 minuti, e alternare l’orecchio esposto durante la chiamata.
  • limitare l’utilizzo del cellulare mentre si è in auto, in treno, ecc. in quanto il telefono emette più radiazioni;
  • evitare di mettere il cellulare nel taschino della giacca o della camicia o nelle tasche dei pantaloni.

[A cura di: Ing. Davide Marcheselli, Dott. Matteo Melli – Syrios Srl]

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