Nuove linee guida sulla sanificazione degli ambienti

Il 20 maggio 2021, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato l’aggiornamento delle “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: ambienti/superfici”, che offre nuove considerazioni sulla gestione della diffusione del virus all’interno di ambienti chiusi e condivisi, frutto dell’esperienza maturata durante la pandemia.

Sanificazione

Ormai diventato un termine di uso quotidiano, sanificare nella pratica significa eliminare da ambienti, superfici e oggetti, qualsiasi agente contaminante. In Italia, le attività di sanificazione, pulizia, disinfezione, disinfestazione e derattizzazione sono regolate dal DM 274/1997 e dalla legge 82/1994.

Mentre il DM 274/1997 definisce i requisiti tecnici richiesti per l’esercizio delle attività sopracitate, l’articolo 10 del DL del 31 gennaio 2007 n.7 ha stabilito che le attività di sanificazione che si limitano alla sola pulizia e/o disinfezione non possono essere subordinate al possesso dei requisiti professionali e di esperienza professionale. Tuttavia per le attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione rimangono i requisiti di natura tecnico-professionale.

Quando però l’attività di sanificazione e disinfezione è effettuata in aree di pertinenza dell’impresa e da parte del proprio personale il datore di lavoro non deve richiedere alcuna autorizzazione, fermo restando il rispetto degli obblighi derivanti dal DL.vo 81/2008, in quanto tali attività richiedono l’utilizzo di prodotti chimici anche pericolosi.

Attenzione! I prodotti sanificanti spesso sono pericolosi

Prima dell’utilizzo, è sempre necessario informarsi sul prodotto, sui suoi pericoli, e seguire le indicazioni riportate in etichetta. Quando un prodotto è ad esclusivo uso professionale, il datore di lavoro deve inoltre applicare le disposizioni del DL.vo 81/2008 (valutazione dei rischi, piano di protezione e prevenzione, ecc…).

La sanificazione e la disinfezione di ambienti e superfici è il primo passo per la gestione del rischio di contagio da SARS-CoV-2 tramite interventi non farmacologici. Ma è fondamentale proprio per la sua natura di prevenzione.

All’interno del documento pubblicato dall’ISS, per la prima volta la via aerea viene considerata come la principale via di trasmissione del virus, dando la priorità alla sanificazione degli ambienti sulla sanificazione delle superfici.

COVID-19 | Le basi di una buona prevenzione

La prevenzione della trasmissione aerea del virus in un ambiente chiuso, può avvenire controllando due fasi del processo di trasmissione:

  • l’emissione;
  • la diffusione della carica virale.

Emissione

L’emissione di carica virale da un soggetto infetto è funzione dell’attività metabolica e respiratoria del soggetto. Infatti, si osserva un incremento dei valori emissivi di 10 volte nel passare da una condizione di semplice respirazione ad una nella quale il soggetto parla, di addirittura 100 se parla ad alta voce o canta.

Intervenire sull’emissione significa quindi controllare le condizioni in cui un soggetto permane all’interno di un ambiente condiviso. Nelle scuole, ad esempio, è estato proposto l’utilizzo di microfoni, per evitare all’insegnante di dover parlare ad alta voce, diminuendo il valore emissivo.

Diffusione

La diffusione aerea del virus è controllata tramite la diluizione o la rimozione dell’agente infettivo dal volume d’aria dell’ambiente condiviso.

Il primo passo è rappresentato dalla corretta ventilazione degli ambienti. Un idoneo ricambio d’aria, infatti, favorisce la diluizione della carica virale in aria e abbassa la probabilità di contagio.

COVID-19 | Interventi orientati alla rimozione

Tuttavia, in alcune condizioni è necessario agire in modo attivo, cercando di rimuovere meccanicamente o chimicamente la carica virale dall’atmosfera. Optando quindi per un sistema di trattamento filtrante dell’aria.

Trattamento meccanico

La rimozione meccanica del virus comporta la filtrazione dell’aria mirata alla rimozione dell’aerosol e delle particelle disperse in atmosfera. I filtri che hanno dimostrato efficacia contro la diffusione delle cariche virali sono i filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air filter) e ULPA (Ultra Low Penetration Air).

L’efficacia di tali trattamenti dipende dalla qualità dei sistemi filtranti e dalla loro capacità, che deve essere commisurata al volume d’aria da trattare. È necessario comunque specificare che l’aria filtrata non sostituisce in nessun caso i ricambi dell’aria con aria esterna.

Trattamenti chimici

I trattamenti chimici immettono nell’atmosfera dell’ambiente interessato sostanze in grado di abbattere la carica virale. I metodi più diffusi sono quelli che utilizzano ozono, cloro attivo o perossido di idrogeno come agenti ossidanti.

Tali metodi, sebbene offrano una certa efficacia, presentano pericoli intrinseci in quanto immettono in atmosfera sostanze chimiche che sono dannose per l’uomo. Per questo, devono essere utilizzati da professionisti e necessitano di cautele e di procedure particolari.

Nel seguito si riporta la tabella riepilogativa del documento pubblicato dall’ISS, in cui sono presentati vantaggi e svantaggi di ogni tecnologia per la sanificazione degli ambienti. Si può dedurre che il trattamento meccanico dell’aria, unito ad una corretta ventilazione con aria esterna, rappresenta il metodo più versatile e consigliabile per una corretta gestione della diffusione del virus in ambienti chiusi condivisi.

Il documento

L’intero documento è scaricabile a questo link:

[A cura di: Dott. Andrea Tavaroli – Syrios Srl]

Pagine a cura di:

Via M. Teresa di Calcutta, 4/E
46023 Gonzaga (Mantova)
www.syrios.it - info@syrios.it


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