Lavoretti extra: quale sicurezza?

Nelle aziende può capitare che il datore di lavoro affidi delle attività estranee al ciclo di lavoro ordinario ai propri lavoratori. Ad esempio, la riparazione o manutenzione di una macchina utensile oppure la pulizia di attrezzature, talvolta addirittura di cisterne o silos (!) possono rientrare tra le cosiddette attività “extra” mansione che un lavoratore può trovarsi ad effettuare saltuariamente sul posto di lavoro.

Tali attività, se svolte con superficialità e in assenza di determinate conoscenze e competenze, possono rivelarsi molto pericolose per il lavoratore che le effettua, talvolta anche fatali.

Ironia della sorte, talvolta proprio questi “lavoretti extra” si traducono in situazioni tra quelle più pericolose che non possono essere improvvisate ma devono essere gestite in modo rigoroso e rispettoso delle specifiche disposizioni normative.

Basti pensare che, come indicato nel documento “La manutenzione per la sicurezza sul lavoro e la sicurezza nella manutenzione” pubblicato dall’INAIL nel 2019, circa il 10-15% di tutti gli infortuni mortali ed il 15-20% di tutti gli infortuni sul lavoro sono correlati ad interventi di manutenzione.

Lavoretti extra: sono necessari?

Se da un lato questi interventi possono mettere in pericolo il lavoratore che li effettua, dall’altro lato la mancata esecuzione di attività quali la manutenzione possono mettere in pericolo un numero maggiore di lavoratori. Ad esempio, la mancata manutenzione ad un impianto elettrico può esporre al pericolo di elettrocuzione tutti i lavoratori che prestano la propria attività in quell’edificio.

Pertanto, gli interventi di manutenzione (quando non sono svolte da manutentori addetti e specializzati in tale attività) o, più in generale, le attività “extra”, è certamente importante che non siano trascurati correttamente, per garantire la sicurezza di tutti i lavoratori.

Ma queste attività possono essere svolte da ogni lavoratore o ci sono dei limiti ben precisi? Quali obblighi e responsabilità sono propri del datore di lavoro quando affida un lavoro “extra” ad un proprio lavoratore?

Valutazione dei rischi

Spesso, nell’ambito della valutazione dei rischi, si pone l’attenzione esclusivamente sul ciclo produttivo ordinario, Tuttavia, l’art. 17 del D.lgs. 81/2008 stabilisce che tra gli obblighi del datore di lavoro vi è “la valutazione di tutti i rischi”.

Quindi attenzione! Ciò significa che, nel DVR (Documento di Valutazione dei Rischi), non devono essere analizzati e valutati solamente i rischi legati alle attività ordinarie svolte in azienda, bensì anche tutte le attività “extra” che un lavoratore può svolgere più o meno saltuariamente nell’ambito del proprio lavoro.

Al termine del processo di valutazione dei rischi, si può rendere necessaria l’attuazione di specifiche misure di prevenzione e protezione per innalzare i livelli di sicurezza durante lo svolgimento delle attività “extra”.

Informazione, formazione e addestramento

Ai sensi degli artt. 18, 36 e 37 del D.lgs. 81/2008, il datore di lavoro deve provvedere affinché ciascun lavoratore:

  • riceva un’adeguata informazione sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia;
  • riceva una formazione sufficiente ed adeguata in merito ai rischi specifici;
  • riceva, ove previsto un addestramento specifico.

Ciò significa che i percorsi di informazione, formazione ed addestramento devono contemplare anche tutte le attività “extra” che un lavoratore può svolgere in azienda.

Alla luce di queste considerazioni, il datore di lavoro deve porre l’attenzione sull’affidamento di tali attività, in modo tale che vengano affidate esclusivamente a personale adeguatamente informato, formato e addestrato.

Procedure di lavoro

Non solo, ma nell’ottica di un “miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza”, stabilito dall’art. 15 (lettera t) del D.lgs. 81/2008, è necessario predisporre delle specifiche procedure di lavoro o istruzioni operative, per tutte quelle attività che comportano rischi particolari, e vigilare sul loro rispetto. Una procedura di lavoro efficace deve contenere la sequenza delle azioni da eseguire per svolgere in sicurezza una determinata attività.

Foto di Jeff Stein da Pixabay

In tal senso, assumono particolare rilevanza le procedure di lockout/tagout relative ad interventi di manutenzione su macchine, attrezzature o impianti. Le procedure di lockout/tagout (spesso indicate con l’acronimo LOTO) consentono di isolare le fonti di alimentazione di una macchina, con lo scopo di innalzare il livello di sicurezza durante un’attività di manutenzione, mediante il controllo dell’energia pericolosa (energia elettrica, energia pneumatica, energia meccanica, energia idraulica, energia potenziale, ecc.).

Ad esempio, è fondamentale applicare la procedura LOTO durante un intervento di manutenzione su una macchina presente in azienda, mediante il sezionamento delle fonti di energia, il blocco dei dispositivi di azionamento della macchina e la segnalazione dell’intervento in corso mediante apposita cartellonistica. Così facendo, si riduce notevolmente la probabilità di avvio accidentale della macchina o di accensione della stessa da parte di un lavoratore ignaro dell’intervento in corso.

Casi particolari

In precedenza abbiamo accennato che il datore di lavoro deve fare molta attenzione quando affida un lavoro “extra” mansione ad un proprio lavoratore. Infatti, l’art. 18 del D.lgs. 81/2008 dice che il datore di lavoro deve “nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto della capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e sicurezza”.

Esistono infatti alcune attività che espongono il lavoratore a rischi particolari. Per tutte queste attività il lavoratore deve essere stato adeguatamente informato, formato ed addestrato. Facciamo alcuni esempi.

Le attività a rischio elettrico

Intervenire sui quadri elettrici di una macchina può comportare l’avvicinamento a parti in tensione attive non protette o non sufficientemente protette. Tali attività rientrano nella definizione di “lavoro elettrico” stabilita dalla norma CEI 11-27. I lavori elettrici possono essere effettuati esclusivamente da PES (Persona Esperta) o PAV (Persona Avvertita). Il datore di lavoro, prima dell’affidamento di questi lavori, deve designare per iscritto il lavoratore giudicato idoneo allo svolgimento dei lavori elettrici. Per determinare se il lavoratore può essere designato come PES-PAV, il datore di lavoro deve:

  • verificare la presenza di un diploma nel settore (ad es. perito elettrotecnico) e di una adeguata esperienza nel campo;
  • richiedere al lavoratore di frequentare uno specifico corso di formazione, il cosiddetto corso PES-PAV, effettuato ai sensi della norma CEI 11-27.

Gli spazi confinati

Effettuare interventi all’interno di spazi confinati (ad es. la pulizia di un silos o di una cisterna), richiede una specifica formazione effettuata ai sensi del DPR 177/2011. Non sono quindi certamente attività che possono essere improvvisate!

Non solo, ma considerando che all’interno di questi ambienti possono formarsi atmosfere tossiche, asfissianti e/o esplosive, è necessario fornire al lavoratore appositi rilevatori (ad es. l’esplosimetro per rilevare la concentrazione di determinati gas), adeguate attrezzature (ad es. attrezzature conformi alla direttiva ATEX) e appositi DPI (facciali filtranti per proteggere le vie respiratorie, DPI anticaduta).

Pertanto, non è sufficiente la formazione ai sensi del DPR 177/2011, ma è necessario anche che il lavoratore sia a conoscenza delle procedure di lavoro previste e che sia stato adeguatamente addestrato circa l’utilizzo dei DPI da utilizzare.

I lavori in quota

Le attività svolte ad un’altezza superiore ai due metri da un piano stabile rientrano nella definizione di “lavori in quota”. Ad esempio, la manutenzione su un componente di una macchina che richiede la presenza dell’operatore ad un’altezza superiore ai due metri da un piano stabile ricade nella definizione di lavoro in quota. In tal caso, il datore di lavoro deve affidare l’intervento esclusivamente a lavoratori in possesso della formazione specifica per i lavori in quota. Inoltre, qualora non siano presenti parapetti, l’attività richiede l’utilizzo di DPI anticaduta. Tali dispositivi di protezione individuale, rientrando nella terza categoria, richiedono uno specifico addestramento. Pertanto, oltre alla formazione per i lavori in quota, il lavoratore al quale viene affidato questo tipo di attività deve essere stato adeguatamente addestrato all’utilizzo dei DPI anticaduta.

Infine, qualora l’intervento richieda l’utilizzo di determinate attrezzature (ad es. carrello elevatore o piattaforma di lavoro elevabile), che richiedono una formazione specifica ai sensi del D.lgs. 81/2008 e dell’Accordo Stato-Regioni, il datore di lavoro deve affidare l’intervento esclusivamente a lavoratori in possesso di idonea formazione specifica.

Quindi

Concludendo, il datore di lavoro, prima di affidare delle attività “extra” mansione ai propri lavoratori deve effettuare una valutazione dei rischi dell’attività in questione e stabilire quali misure di prevenzione e protezione è necessario adottare (ad es. formazione dei lavoratori, addestramento, fornitura di appositi DPI).

Successivamente, al momento di scegliere a chi affidare l’attività, deve verificare che i lavoratori abbiano i requisiti (informazione, formazione e addestramento) per svolgere questo specifico intervento. In caso contrario, è necessario affidarsi a ditta esterna specializzata.

[a cura di: Ind. Davide Marcheselli – Syrios Srl]

Pagine a cura di:

Via M. Teresa di Calcutta, 4/E
46023 Gonzaga (Mantova)
www.syrios.it - info@syrios.it


Valutazione dei rischi

Misure di rumore,
vibrazioni,
campi elettromagnetici,
radiazioni ottiche artificiali,
agenti chimici in ambiente di lavoro

Corsi di formazione in aula,
in azienda,
online.

Controllo scadenze e assistenza
 



Le nostre attività

misura roa radiazioni ottiche
valutazione impatto acustico
impatto acustico localo musica
corso muletto carrello elevatore

Tutte le notizie