Con il D.lgs. 44/2020 è stato aggiornato l’elenco dei processi e delle miscele delle sostanze cancerogene, contenute nell’Allegato XLII del D.lgs. 81/2008. In seguito all’aggiornamento dell’Allegato XLII, i “lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile, generata da un procedimento di lavorazione” sono stati inseriti tra le attività che espongono ad agenti cancerogeni.

Che cos’è la silice cristallina?

Cristalli di quarzo

La silice (formula molecolare: SiO2) è un composto costituito da atomi di silicio e ossigeno. In natura la silice può trovarsi in due forme: cristallina o amorfa.

La forma più comune di silice cristallina è costituita dal quarzo, che risulta essere il secondo minerale più diffuso sulla crosta terrestre. Altre forme cristalline di silice sono riscontrabili nella cristobalite e nella tridimite. Generalmente queste tre forme (quarzo, cristobalite e tridimite) vengono indicati con il nome di silice libera cristallina (SLC).

La silice cristallina può essere contenuta in molti materiali naturali, quali: quarzite, sabbia (in particolare nella sabbia quazifera), argilla, granito, ardesia, argilla, porfidi, ecc.

La silice amorfa (non cancerogena), invece, può essere di due tipi:

  • idrata, contenuta in terra di diatomee o farina fossile;
  • anidra, contenuta in pietra pomice, silice fusa, vetro di quarzo, ecc.

Quali attività possono esporre a polveri di silice cristallina?

I settori lavorativi maggiormente interessati dalla possibile esposizione a polvere di silice cristallina sono riconducibili a:

  • settore edile: per il contatto con materiali lapidei e per l’utilizzo di malte, cemento, laterizi, ecc. durante le costruzioni o le demolizioni;
  • settore ceramico: a causa dell’utilizzo di impasti e smalti vetrosi contenenti quarzo ventilato;
  • cementifici: in particolare durante il contatto con la miscela usata per la produzione del clinker;
  • lavorazioni meccaniche: in particolare durante le fasi di sabbiatura con sabbie o graniglie contenenti silice cristallina;
  • fonderie: a causa dell’utilizzo di sabbia silicea negli stampi;
  • settore farmaceutico: in particolare per la produzione di paste dentarie.

Quali materiali possono contenere o rilasciare silice cristallina?

Per conoscere la composizione dei materiali utilizzati occorre far riferimento a:

  • schede dati di sicurezza (SDS) del materiale;
  • schede tecniche ed informative elaborate dai fornitori;
  • informazioni di letteratura.

Occorre precisare che, molto spesso, i materiali contenenti silice cristallina non sono pericolosi nella forma in cui vengono commercializzati, ma lo diventano durante l’esecuzione di lavorazioni a secco che possono portare al rilascio di polveri.

In tali casi, nella sezione 2 – identificazione dei pericoli della SDS del materiale verrà indicato che il prodotto non è pericoloso nella forma in cui viene commercializzato. Pertanto, occorrerà approfondire la composizione di quel materiale analizzando la sezione 3 – composizione / informazione sugli ingredienti. Se nella sezione 3 viene indicata la presenza di quarzo, cristobalite o tridimite, il materiale in questione contiene sicuramente silice cristallina e durante la sua lavorazione può provocare l’esposizione ad agenti cancerogeni.

Quali rischi per la salute?

Come accennato in premessa, la silice cristallina è un agente cancerogeno. La cancerogenicità di tale sostanza è nota fin dal 1997, come diffuso dalla IARC nella monografia n.68/1997 “la silice cristallina inalata in forma di quarzo e cristobalite da sorgenti occupazionali è cancerogena per gli umani”.

Minore è la granulometria delle polveri di silice cristallina e più gravi possono essere le conseguenze negative legate all’inalazione di tali polveri. Generalmente, i rischi maggiori sono legati a particelle di dimensioni inferiori a 4 micron (frazione respirabile), in quanto riescono a raggiungere gli alveoli polmonari.

Se inalate, le particelle di silice cristallina possono causare infiammazioni e fibrosi nei polmoni, portando alla silicosi (cicatrizzazione permanente dei polmoni). Purtroppo, la silicosi è una patologia irreversibile e incurabile.

Quali obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro?

Ai sensi dell’art. 235 del D.lgs. 81/2008, il Datore di lavoro deve valutare se sia tecnicamente possibile sostituire i materiali che possono liberare la SLC con altri meno pericoloso. In caso affermativo, il Datore di lavoro procederà con la sostituzione di detti materiali. Diversamente, sarà necessario adottare una serie di misure di prevenzione e protezione atte a ridurre al valore più basso possibile il livello di esposizione dei lavoratori. Tra le varie possibilità di intervento elenchiamo:

  • utilizzo di tali sostanze in sistema chiuso;
  • installazione di appositi impianti di aspirazione;
  • riduzione del numero di lavoratori esposti;
  • riduzione della durata di esposizione del singolo lavoratore;
  • fornitura di appositi DPI per la protezione delle vie respiratorie (facciali filtranti FFP3).

Inoltre, ai sensi dell’art. 237 (lettera d) del D.lgs. 81/2008, il Datore di lavoro “provvede alla misurazione di agenti cancerogeni o mutageni per verificare l’efficacia delle misure […] e per individuare precocemente le esposizioni anomale causate da un evento non prevedibile o da un incidente”. A tal proposito, ricordiamo che l’Allegato XLIII del D.lgs. 81/2008 impone un valore limite (sulle 8 ore) pari a 0,1 mg/m3 per la polvere di silice cristallina respirabile.

Infine, ricordiamo che i lavoratori esposti alla SLC dovranno essere sottoposti alla sorveglianza sanitaria e che per gli stessi dovrà essere aperto il registro di esposizione, ai sensi dell’art. 243 del D.lgs. 81/2008, da aggiornare con cadenza triennale (salvo modifiche sostanziali nel processo produttivo).

[a cura di: Ing. Davide Marcheselli, Dott. Matteo Melli – Syrios Srl]

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