Rischio legionella: un pericolo nascosto
La legionella è un batterio pericoloso che si nasconde dove meno te lo aspetti: nell’acqua.
Non si trasmette da persona a persona, ma attraverso l’aria, inalando minuscole goccioline (aerosol) contaminate. Per le aziende, questo rischio non è astratto, ma si annida in impianti comuni come torri di raffreddamento e reti idriche. Comprendere cos’è, dove si trova e come gestirlo è un obbligo fondamentale per la sicurezza sul lavoro secondo il D.Lgs. 81/2008.

Che cos’è la legionella?
La legionella è un batterio gram-negativo che vive naturalmente negli ambienti acquatici come laghi, fiumi e sorgenti termali. Il problema sorge quando questo microrganismo colonizza gli ambienti artificiali (impianti idrici, serbatoi, tubature), dove trova le condizioni ideali per moltiplicarsi.
Il fattore chiave è la temperatura: la legionella prolifera rapidamente in un intervallo termico compreso tra i 20°C e i 50°C. Al di sotto dei 20°C il batterio “dorme” (rimane quiescente), mentre sopra i 55°C-60°C non sopravvive.
Quale il rischio?
La malattia causata da questo batterio è la legionellosi. L’infezione avviene solo inalando aerosol (goccioline d’acqua nebulizzate di diametro inferiore a 5µm) contaminato. Esistono due forme principali:
- La febbre di Pontiac: una forma più lieve, simile a un’influenza, che generalmente si risolve spontaneamente.
- La malattia dei legionari: una polmonite grave, che può richiedere ospedalizzazione e ha un tasso di letalità significativo (10-15%), specialmente in soggetti fragili (anziani, fumatori, immunocompromessi).
Quali sono le situazioni a rischio in azienda?
Qualsiasi impianto che utilizza acqua, la mantiene nell’intervallo di temperatura critico (20-50°C) e può nebulizzarla, rappresenta un potenziale pericolo.
Per le aziende di produzione, i rischi maggiori provengono da:
- Torri di raffreddamento e condensatori evaporativi: sono il rischio principale nel settore industriale. Questi impianti nebulizzano grandi quantità d’acqua per raffreddare i processi produttivi o gli impianti di climatizzazione, e l’acqua nel loro bacino opera spesso a temperature (es. 29-35°C) ideali per la legionella.
- Impianti idrici (acqua calda e fredda): il rischio si concentra nei serbatoi di accumulo (boiler), dove l’acqua può stratificarsi, creando zone a temperatura ideale. Sono pericolosi anche i “rami morti”, ovvero tubazioni poco utilizzate o cieche (es. docce o lavandini in spogliatoi usati saltuariamente), dove l’acqua ristagna. L’aerosol viene poi generato da docce e rubinetti.
- Impianti di trattamento aria (UTA): solo quelli dotati di sezioni di umidificazione adiabatica (a pacco bagnato o a spruzzo). I comuni split o fan-coil non sono a rischio legionella, poiché utilizzano l’acqua di condensa (che è distillata e fredda).
- Altri impianti: anche le fontane decorative, gli impianti di irrigazione e gli impianti antincendio (sprinkler e idranti) possono essere un rischio a causa del lungo ristagno dell’acqua nelle tubazioni.
Un fattore aggravante in tutti questi impianti è la presenza di biofilm, una pellicola di microrganismi che aderisce alle superfici interne di tubi e serbatoi, proteggendo la legionella dall’azione dei disinfettanti e fornendole nutrimento.
La valutazione del rischio e i controlli
La gestione del rischio legionella non è facoltativa. Rientra pienamente nel titolo X del D.Lgs. 81/2008 (Testo unico sulla sicurezza), che impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi biologici.
Il datore di lavoro è tenuto a redigere una specifica valutazione del rischio (VdR) legionellosi. Questo documento deve:
- Analizzare gli impianti: mappare la rete idrica, le torri di raffreddamento e gli altri sistemi a rischio.
- Identificare i punti critici: individuare serbatoi, rami morti, punti di aerosol e sezioni dove la temperatura è favorevole.
- Definire un piano di gestione: stabilire le misure preventive e le procedure di controllo.
Da questa valutazione scaturisce un documento di autocontrollo, un vero e proprio registro degli interventi di manutenzione e controllo.
Parte fondamentale del controllo è il monitoraggio ambientale, ovvero effettuare un campionamento e analisi dell’acqua per la ricerca del batterio. La recente direttiva europea 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano ha introdotto la legionella come parametro di controllo nei sistemi di distribuzione interna, fissando un valore di riferimento (< 1000 UFC/Litro). Le linee guida nazionali indicano che concentrazioni superiori a 10.000 UFC/L richiedono un intervento di bonifica immediato.
Misure di prevenzione e gestione
La prevenzione si basa su un piano di gestione del rischio che combina buone pratiche di progettazione e una manutenzione rigorosa.
Misure preventive (progettazione e manutenzione)
- Controllo della temperatura (la misura più efficace):
- Acqua fredda: deve essere mantenuta costantemente sotto i 20°C (temperatura di quiescenza del batterio).
- Acqua calda: deve essere immagazzinata nei boiler ad almeno 60°C e distribuita in modo che ai punti di erogazione (rubinetti, docce) arrivi a non meno di 50°C-55°C. (Attenzione: per evitare il rischio di ustioni, è necessario installare valvole miscelatrici termostatiche vicino ai punti d’uso).
- Evitare il ristagno:
- Eliminare i “rami morti” della rete idrica.
- Se non è possibile eliminarli, effettuare un flussaggio abbondante dei punti di erogazione poco utilizzati (es. docce) almeno una volta a settimana.
- Pulizia e disinfezione:
- Pulire e disinfettare regolarmente i serbatoi di accumulo (boiler e vasche delle torri).
- Smontare, decalcificare e disinfettare periodicamente i terminali (soffioni delle docce, filtri rompigetto dei rubinetti).
- Nelle torri di raffreddamento, assicurare la pulizia dei bacini e l’efficienza dei “separatori di gocce” (drift eliminators) per limitare la diffusione dell’aerosol.
Interventi di bonifica (remediazione)
Se le analisi rilevano una contaminazione elevata, è necessario un intervento di bonifica:
- Shock termico: si eleva la temperatura dell’acqua calda a 70-80°C per almeno 3 giorni consecutivi, facendo scorrere l’acqua da tutti i punti terminali per almeno 30 minuti al giorno.
- Iperclorazione (shock chimico): si immette nell’impianto una dose elevata di cloro (20-50 mg/L) per un tempo definito (1-2 ore), seguita da un lavaggio completo della rete.
- Trattamenti in continuo: per impianti complessi, si possono installare sistemi di disinfezione continua, come il biossido di cloro, la ionizzazione rame-argento (Cu/Ag) o l’ozono, che richiedono però una gestione attenta e specializzata.
Quindi che cosa fare?
Gestire il rischio legionella è un obbligo di legge (D.Lgs. 81/08) e una responsabilità cruciale per la tutela della salute. È fondamentale affidarsi a consulenti esperti per la stesura della valutazione dei rischi e a laboratori accreditati per le necessarie analisi di laboratorio.
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[A cura di: Dott. Matteo Melli – Syrios Srl]












